lunedì 12 marzo 2018

Scoprendo la penna di... Claudio Bolle


Stiamo seguendo con grande attenzione i suoi video nel gruppo UPA (Un pianeta Artistico) e pur non essendo un’amante del genere storico, Lui è riuscito a catturare l’attenzione di Concesion, affascinandola e facendola entrare in un mondo non solo pieno di storia, ma anche di vicende e intrighi molto interessanti. Non abbiamo resistito e lo abbiamo intervistato. Oggi è la volta di Claudio Bolle.

   

  Quando hai iniziato a scrivere e perché?
Circa tre anni fa, mi ronzava in testa la storia che poi ho raccontato in sei volumi, il sesto non ancora finito e non sarà l’ultimo. Dopo il primo sono stato spinto a continuare da un amico e ancor più quando, meno di un anno dopo, ho ricevuto la proposta da una CE non a pagamento. La storia è un tantino più complicata, ma alla fine è stato così.

     Scrivere è una fuga dalla realtà?
Solo in parte. La storia che narro, che finora è sempre la stessa, per quanto stia lavorando anche ad altro, immagina un mondo quasi utopico, in cui i migliori principi illuministici sono iniettati in una società, quella Romana del primo secolo (per loro dell’ottavo) che, oltre a essere molto progredita e civile, ha sicuramente posto le basi della cultura e quindi della società occidentale.

      Scrittura, lettura e dislessia, ci hai mai pensato?
No. Non conosco nessun dislessico, ho sempre letto fin da piccolo e molto. Se ricordo bene, a 13 anni avevo già letto tutto Salgari e attaccavo Conan Doyle. Ho sempre trovato Topolino un fumetto molto formativo, dal linguaggio e dalle citazioni e lo leggevo regolarmente. Geniali le trasposizioni dei classici, delle quali conservo gelosamente una raccolta.

      Parlaci del tuo primo lavoro in due righe
È l’inizio di tutto. Dopo la vasta ricerca per determinarne i punti fondamentali, quali periodo storico, protagonisti e altro, è uscita una sorta di diario, che racconta come in due settimane quattro persone della nostra epoca e tre militari alleati della 2a guerra mondiale arrivino a Roma e riescano a ritagliarsi dei ruoli alla Corte di Tiberio.

     Parlaci del tuo ultimo lavoro in due righe
L’ultimo pubblicato non è altro che il seguito del secondo, entrambi con un lasso temporale più ampio e una situazione molto mutata rispetto al primo: a mano che il tempo passa i protagonisti iniziali entrano sempre più nelle logiche dell’impero e questo nelle loro.

      Cosa è cambiato tra il primo e l’ultimo?
Salvo la situazione, quasi nulla. Credo di percepire e alcuni me l’hanno fatto notare, un progredire nello stile, tanto che lo scorso autunno ho deciso di fare una seconda edizione del primo, più in linea con il mio stile attuale.


     Il tuo autore preferito, perché?
Più di uno, a seconda dei generi: Asimov e Bradbury per la fantascienza, Tolkien per il fantasy, Wilbur Smith (non tutto) per l’avventura, senza dimenticare Salgari e Kipling, che hanno condizionato le mie simpatie di ragazzino.

    Come è cambiato il tuo lavoro con l’impatto del digitale?
Il lavoro di scrittore? Per nulla, è nato digitale, credo di non riuscire quasi a scrivere a mano. Uso attivamente il computer fin dai primi anni ’80, quando il mouse non era ancora stato inventato. Allora solo per lavoro, anche se a casa avevo uno ZX Spectrum. Poi mi sono sempre tenuto al passo.

  Tu e i social network?
Il minimo indispensabile, sono un solista un po’ misantropo.

    Cosa fai prima di scrivere?
Mi rifaccia la domanda (cit). Niente di particolare, salvo assicurarmi di avere acqua o Coca Cola a portata di mano.

     Ricevuti rifiuti? Come hai reagito?
Immagino che le CE che non hanno stampato le mie opere mi abbiano rifiutato, senza dirmi nulla. Peggio per loro, non si rendono conto di cosa si sono persi.

      Musa ispiratrice?
Nessuno in particolare. Situazioni vissute, talvolta, nelle più svariate occasioni.

     Tu e il sociale? Cosa ne pensi?
Non mi sono mai impegnato. Mi considero molto a sinistra in linea teorica, ma al tempo stesso vedo dei limiti nell’attuale pensiero di sinistra. Troppo solista, troppo egocentrico e troppo pigro.

    Perché leggere i tuoi libri?
Primariamente per passare delle ore in un mondo diverso. E per divertirsi attraverso le avventure, spesso piccanti, dei protagonisti. Poi per conoscere aspetti poco noti della civiltà della quale, bene o male, siamo gli eredi, per quanto spesso sembra che ce ne vergogniamo, forse perché dei cretini hanno usato i suoi simboli a sproposito. Tra tutti, la svastica, simbolo d’amore e di buon auspicio per due religioni, oggi associata a tutt’altro. Anche dettagli come questo vengono spiegati.
Ma soprattutto i protagonisti sono persone normali, che potremmo incontrare per strada, con i loro problemi personali, le loro idiosincrasie e i loro difetti. Ma che, come molta gente comune, posti in situazioni critiche, sanno tirar fuori l’eroe.

 .   Descriviti in tre parole
Pignolo. Effervescente. Pigro.

   Consigliaci un collega
Massimiliano Colombo. Mi piace il suo genere e come scrive: un’accuratezza storica incredibile, uno stile epico. Lui pubblica con grosse CE, ma è così gentile da accogliere i miei libri sulla frequentata pagina dei suoi, senza mai mancare di fare un complimento. E forse è stato un suo romanzo a spingermi a scrivere i miei, quando ancora non avevamo un rapporto personale.

   Eventi futuri
Continuare la Saga e altri progetti più o meno in cantiere.
In uscita una breve biografia romanzata dell’Imperatore Tiberio, collegata alla Saga.

    Contatti
E il trailer della trilogia: https://www.youtube.com/watch?v=sKxrgymFAz4

Le redazioni di Musa Distorta e In giro con l’arte ti ringraziano e ti augurano in bocca al lupo per i lavori futuri, siamo certi che saranno sempre un grande successo.


 


domenica 11 marzo 2018

Recensione - Non tutti gli Uomini vengono per nuocere - Federica Bosco


La mia ultima lettura è stata divertente, frizzante, ma soprattutto un antidepressivo contro l’ultimo uomo di turno affamato solo di ego! E l’ho poi terminato in queste ultime giornate di neve e pioggia. Un toccasana per passare il tempo. Di cosa sto parlando? Non tutti gli Uomini vengono per Nuocere, di Federica Bosco.

Titolo: Non tutti gli uomini vengono per nuocere
Autore: Federica Bosco
Casa Editrice: Mondadori Omnibus
Genere: Romance Contemporaneo

Qualcuno me ne ha parlato bene, altri meno bene e alla fine, sono entrata per caso in libreria e ho visto la copertina: tutta rosa e con un gatto nero… e beh… non ho resistito. Somiglia troppo al mio Fenix
Chi di voi donzelle non si è sentita così almeno una volta nella vita? Sfortunate, oggetto di una serie di strani eventi coincidenze, scaricate da uomini tragici o ancor peggio pieni di sé? Soffocate dalla routine, da una famiglia ossessiva compulsiva maniaca del controllo, licenziate da impiegati eccentrici e Hitleriani?
Ecco, questa è la storia della protagonista: una donna fragile, ma forte. Una donna a cui tutti dicono cosa deve fare e la quale tutti pensano troppo fragile tanto da trasformare un problema di sonnolenza in un tentato suicidio. Tutti a dirle cosa fare e nessuno che le chiede come sta.
Per una serie di sfortunate coincidenze, Cristina si ritrova a tornare a casa dei genitori e in una finta famiglia del Mulino Bianco che nasconde una serie di complessità quotidiane da far invida anche alla più anormale delle famiglie.
E come se non bastasse si ritrova la protagonista di una rete locale trash, vestendo i panni dell’inviata speciale imbranata. (Idea che trovo poco originale, visto che accade così anche a un famoso diario che tutte noi conosciamo).
Fortunatamente, ad accompagnare questa serie di sfortunati drammi paradossali, c’è Carlotta (detta Carlo) sua cara amica e maestra di yoga e dispenser di perle di saggezza che la sprona a riprendere in mano la propria vita e a non lasciarsi contaminare da questi eventi melodrammatici.
Il messaggio che vuole inviare Federica a tutte le donne che si sentono sfigate, è che in realtà posseggono una forza che potrebbe trasformarle e cambiarle radicalmente. In meglio.
Quello che ci mi è arrivato è che spesso è necessario toccare il fondo. Perdersi nelle proprie paure e fermarsi a riprendere fiato. Riordinare le idee, per poi scoprire che la felicità è proprio sotto il nostro caso e che piuttosto che prendere qualunque direzione a caso, è meglio soffermarsi e capire prima cosa siamo e chi vogliamo diventare.
Anche vivere un amore platonico non è salutare ed è quello che succede a Cristina, dopo essersi innamorata dell’affascinante medico del pronto soccorso dove viene ricoverata. Un uomo colto, bello sportivo, perfetto, se non fosse che è fidanzato.
Da qui la ritroviamo ad osservare la sua storia: una perfetta felicità, probabilmente costruita nel tempo. Una tortura logorante che la porta a voler per forza trovare la stessa cosa, tornando dall’ex e accettando i gesti di un ammiratore stalker e psicopatico.
Tutto sembra a suo sfavore, ma la vita a volte riserba davvero delle belle sorprese e non è mai tutto come sembra.  Per essere felici, a volte basta fare ordine, seguire il proprio istinto e accogliere i segnali.

Un romanzo divertente, autoironico, frizzante contornato da personaggi che spaziano dal bello e sicuro di se, all’imbranato e ammiratore asfissiante e pedante. O al divertissimo Luca che è in grado di costruire un microonde, ma poi non sa rifarsi il letto. Una allegoria della vita, in cui non bisogna mai troppo prendersi sul serio, ma al tempo stesso un trampolino per ricominciare esattamente da cosa vogliamo solo e soltanto noi.

Lo consiglio alle donne? Sì. E agli uomini? Anche.
Vi strapperà un sorriso e forse vi aiuterà a capire di più l’universo della filmomania femminile. Filmomania, intesa come voler necessariamente andare avanti con l’immaginazione. Questo è quasi sempre un errore, specialmente nelle storie d’amore.

La forma dell'acqua - Il film



Eccoci qui! Parlerò del libro? No. Del film: sì.

Non ho mai letto niente di suo e credo che comincerò proprio da oggi, dopo aver visto questo gioiellino. Un po’ insolito per il suo genere: vedi Pacific Rim, Hell Boy, Il labirinto del fauno. Il nuovo capolavoro di Guillermo del Toro è una splendida allegoria dell’amore! Due giorni che l’ho visto e ancora ce l’ho nel petto. Oggi vi parlo de La forma dell’acqua.

Ero restia. Soprattutto dopo aver visto il trailer. Insolito, strano, lento. Lo avevo giudicato ancor prima di vederlo.

Uscendo dalla sala, invece, sembrava quasi fossi sotto l’effetto di un incantesimo: soddisfatta, piena di speranza, fiera. E un mix di sentimenti positivi, frutto dell’innata e poetica fantasia della mente di questo regista e scrittore che amo. E dalla bellissima colonna sonora, ovviamente.
Un viaggio nel tempo in una fabia quasi grottesca, ma curata. Dove ogni singola cosa assume i toni del turchese (turchese e non verde, mi raccomando! Capirete il perché della mia battuta, solo dopo averlo visto). Il regista ha saputo far entrare dentro ogni mio centimetro di anima, una bellissima metafora dell’amore che porterò sempre con me e che sposo da quando ho cominciato a capire questo articolato sentimento. La forma dell’acqua. Una fantastica similitudine per descrivere l’amore: che non ha una forma unica, che si muove dove vuole, che è trasparente e che è infinito. Come l’acqua. Un azzeccatissimo agro-dolce che passa dal romanticismo di una bellissima storia d’amore, al macabro disprezzo della diversità, spesso vista come una malattia e una cosa sulla quale fare ignobili sperimenti, anziché una bella opportunità di arricchimento spirituale e culturale.
Dopo i vari tecnologici Pacific Rim e Hell boy, del Toro, ritorna a fare poesia come aveva precedentemente sperimentato con Il labirinto del fauno. Non a caso “The shape of water”, leone d’oro all’ultima Mostra del cinema di Venezia e ora in corsa con ben 13 nomination all’Academy, é nella sua semplicità, come lo ha definito il regista stesso” una fiaba per tempi difficili”.

Ci troviamo nell’anonima Baltimora degli anni ’60, in piena guerra fredda, e in uno dei laboratori del governo degli Stati Uniti, su cui si sono posati gli occhi dei Sovietici, è appena arrivata dal Sudamerica una stana creatura che potrebbe essere un’arma efficace contro il nemico. Le sorti del mostro cambieranno una volta incontrata Elisa Esposito, un’addetta alle pulizie. Una trama dunque semplice, ma costruita con una tale maestria e una tale passione tanto da rendere questo film un mini capolavoro.
Mi ha colpito molto la cura dei particolari, a partire dai personaggi e del loro riscatto davanti all’insignificanza che spesso gli viene data. Il tema della routine, della sopportazione, della diversità, della signoria ostentata, della superficialità tagliente e della forza che racchiude una parola così corta: amore.
Un film poliedrico, che mescola il thriller alla componente romantica, il macabro alla commedia. Macabro? Sì, anche. Non nascondo, che in alcuni punti mi è venuto un po’ il volta stomaco, ma per un capolavoro così si sopporta qualunque cosa.
Insomma, se amate la poesia, andate in sala. Non ve ne pentirete.

Teen wolf! Tra lupi mannari e Banshee



In attesa dell'ultima stagione, oggi vi parlo di un telefilm che è prettamente per adolescenti, ma che, specialmente nella  quinta, mi ha coinvolto così tanto, che ho visto gli episodi in due giorni! 


Informazioni sulla serie:


Teen Wolf

Teen drama, thirller, fantasy

Stagioni: 6 (l’ultima è in arrivo su Netflix)

Creatrice: Adelstein Production

Voto complessivo: 7



Scott McCall va alla Beacon Hills High School. È riserva nella squadra di lacrosse ed è nell’anonimato.
Nella cittadina dove vive cominciano ad avvenire strani eventi sanguinolenti. Essendo una persona molto curiosa, decide di avventurarsi tra i boschi, accompagnato dal suo amico Stiles. Da questa notte, tutta la sua vita cambia.



La famosa casa produttrice della Adelstein, dopo a ver sfornato serie come Prison Break o True Calling, dove il tema principale è l’azione, non ha resistito dando vita anche a una serie Fantasy che tra gli amanti del genere ha avuto un discreto successo.
Una sfida niente male dopo le serie dominanti come Buffy, True Blood, the vampire diares o The originals. Forse c’è riuscito dando attenzione ai soliti co-protagonisti dei tanto amati vampiri: i licantropi.
Un omaggio, direi più che riuscito, a un film che io tutt’ora vedo con entusiasmo: Voglia di vincere. Con Micheal J. Foc.  Chi di noi anni ’70 e ’80 non l’ha visto? E i più nerd sapranno sicuramente che il titolo originale del film, era proprio: Teen Wolf.
Per un’appassionata di serie come me, confermo che si capisce se la storia vi appassionerà o resterà chiusa nel vostro cassetto a prendere polvere, già dalle prime tre puntate. Superate quelle, se avrete voglia ancora di continuare, non vi staccherete più dallo schermo.
In giro per il web, ho visto tante recensioni positive ai personaggi di Scott (protagonista interpretato da Tyler Posey) e a Derek (interpretato dal superdotato Tyler Hoechlin), ma i miei due preferiti sono Stiles e la Banshee Lydia.
Al contrario di Scott e del suo primo amore, questi due personaggi hanno un’evoluzione emotiva e anche fisica. Dal imbranato e goffo studente del liceo, deriso da tutti, troveremo uno Stiles coraggioso e deciso a scoprire la verità. Così come Lydia, la incontreremo per la prima volta nelle vesti di un’adolescente viziata e fidanzata con il più bello della scuola, per poi riscoprirla una combattente coraggiosa ed elemento chiave e d’aiuto di tutta la serie.
Sono in trepida attesa dell’ultima serie, ma so che non mi deluderà.
Alla fine, il telefilm è una diramazione di diversi generi che vanno dal teen drama al thriller soprannaturale, una scelta intelligente, per coinvolgere un pubblico più vasto.
Attenzione però! Non vi aspettate niente di wow. Poteri e personaggi diversi da quelli già noti in altri film. Questo lo dico per non alzare le aspettative e per sottolineare che è il cameo di qualcosa di già visto.
Ma la consiglio perché è un crescendo di emozioni: si parte dalla prima serie, tranquilla e anche un po’ confusa, alla seconda dove ogni personaggio comincia a plasmarsi e alla penultima che è ricca di azione e colpi di scena. A chi la consiglio? A un pubblico giovane e agli amanti appassionati dei lupi mannari!

Scoprendo la penna di... Furio Thot



Cari lettori,
oggi vi presentiamo una persona “speciale”. Una macchina da guerra con la grande passione per la letteratura. Non è solo un bravissimo autore di romanzi storici, redatti tra pile di libri e un gatto molto attento e curioso. Si tratta di un uomo innamorato della letteratura in ogni sua forma ed è uno degli editori che stimo di più in assoluto. Per la dedizione, la passione, l’impegno e l’amore che dimostra per i suoi figli autori. Sì, perché lui tratta la sua rosa di scrittori come una famiglia. Li fa nascere, crescere, sbocciare e poi li lascia liberi di fare la propria strada. Così come farebbe un buon padre. Ma… oggi non vi parliamo di questa storia, perché, come spiegavo, è anche lui un autore di cui abbiamo letto un bel libro! Di chi stiamo parlando? Di Fabio Dessole in arte Furio Thot.


    Quando hai iniziato a scrivere e perché

Sin da ragazzo, ma poi ho smesso e ho ripreso solo dopo la morte di mio padre.

     Scrivere è una fuga dalla realtà?

Nel mio caso no, visto che prediligo il romanzo storico.

     Scrittura, lettura e dislessia, ci hai mai pensato?

Sì tant’è vero che ho caldeggiato la produzioni di libri per bambini in alta leggibilità per favorire i problemi di dislessia.

    Parlaci del tuo primo lavoro in due righe

Le cesoie di Atropo un romanzo ambientato ai giorni nostri che parla di tre crisi a confronto, con un finale a sorpresa.

       Parlaci del tuo ultimo lavoro in due righe

La nidiata dell’aquila sarà il seguito di A.D. 1243 l’ultimo assedio il romanzo storico che ruota attorno
Alla figura di Federico II di Svevia.

     Cosa è cambiato tra il primo e l’ultimo?

Passato dal romanzo di ambientazione attuale al romanzo storico dove l’identificazione tra autore e personaggio non è possibile.

      Il tuo autore preferito, perché?

Messer Dante Alighieri

       Come è cambiato il tuo lavoro con l’impatto del digitale

Non è cambiato.

       Tu e i social network?

So usare, forse, Facebook, cercherò di imparare ad utilizzare Instagram, odio profondamente Twitter, sono logorroico impossibile per me twittare.

  Cosa fai prima di scrivere?

Mi documento, per un romanzo storico è fondamentale.

   Ricevuti rifiuti? Come hai reagito?

No

  Musa ispiratrice?

No

   Tu e il sociale? Cosa ne pensi?

No comment

   Perché leggere i tuoi libri?

Per dare una chance ai nomi meno noti.

  Descriviti in tre parole

Irascibile, Generoso, Ingenuo

   Consigliaci un collega

Beh mi pare ovvio segnalare la mia coautirce Marta Tempra, di cui consiglio le due raccolte di racconti

   Eventi futuri

Tanti

   Contatti


      Facebook: Fabio Dessole
      email editor@arpeggiolibero.com

Le redazioni di Musa Distorta e In giro con l’arte ti ringraziano e ti augurano in bocca al lupo per i lavori futuri, siamo certi che saranno sempre un grande successo.


Concesion Gioviale 



 


domenica 4 marzo 2018

Scoprendo la penna di... Roberta Canu



      Buona domenica a tutti da Mrs Art's lover. Oggi è la volta di un'autrice che spazia dallo storico drammatico al erotico e crudele. Non potete non conoscerla, qui vi rilasciamo l'interessante intervista a Roberta Canu! Buona lettura!

      Quando hai iniziato a scrivere e perché

     Ho iniziato a scrivere all’età di 15 anni, soprattutto poesie e fan fiction sui cantanti famosi. Volevo trascrivere su carta e al pc le mie emozioni, le storie che avevo nella mia testa. Il motivo era proprio quello di emozionare i lettori, nel far vivere situazioni a volte assurde!


Scrivere è una fuga dalla realtà?
     Si, scrivere è una fuga, una vera e propria evasione. Non mi rendo conto del tempo che passa mentre sono al computer o quando scrivo su carta. E’ davvero incredibile tutto questo, mi sento in orbita…

Scrittura, lettura e dislessia, ci hai mai pensato?
     Si ci ho pensato tante volte. Spesso il problema viene sottovalutato! Per fortuna io non ho mai sofferto di dislessia, ma mi metto nei panni di coloro che ne soffrono e mi sento male al pensiero che molte persone vengano lasciate sole solo per questo motivo!

Parlaci del tuo primo lavoro in due righe
   Il mio primo lavoro è stato Gli angeli di Daniel, un romanzo sui campi di concentramento e sul vero valore dell’amicizia e dell’amore. Un libro che consiglio a chi vuole emozionarsi per le piccole cose, ma ama anche i fatti storici.

Parlaci del tuo ultimo lavoro in due righe
   Il mio ultimo lavoro è un romanzo scritto su watt pad intitolato BAD GIRL. Una storia d’amore e sesso, per romantici e per chi sa osare!


Cosa è cambiato tra il primo e l’ultimo?
     Tra il primo e l’ultimo è cambiato molto… ho aperto un varco fra timidezza e spontaneità. Il primo è drammatico e romantico, a tratti dolce, mentre il secondo è duro e crudo. Non per tutti!

 Il tuo autore preferito, perché?
      Il mio autore preferito è sicuramente Stephen King, per molti motivi: amo il genere horror e lui è uno dei maggiori esponenti del nostro secolo. In secondo luogo lo adoro perché sa farmi commuovere come pochi e sa mettermi davvero paura!! Devo tenere sempre la luce accesa!


Come è cambiato il tuo lavoro con l’impatto del digitale
Il mio lavoro non è cambiato molto, visto che ho quasi sempre scritto al computer. Sono iscritta su watt pad e anche su EFP FANFICTION, e su EFP ho sempre pubblicato le mie storie a volte riscuotendo successo, ma la maggior parte delle visualizzazioni le sto avendo con BAD GIRL, ben 7.000 lettori in dodici giorni su watt pad. Penso che l’era digitale abbia aiutato molti autori ad emergere ed uscire dal cosi detto guscio

Tu e i social network?
    Vado molto d’accordo con i social network, penso siano un luogo di comunicazione ed espressione. Le nostre idee possono viaggiare alla velocità della luce e su face book o ad esempio anche su Dantebus o instagram possiamo pubblicare le nostre foto, i nostri lavori, i nostri post e molto altro. Mi aiutano ad interagire con i colleghi e con il pubblico di lettori.

Cosa fai prima di scrivere?
Prima di scrivere non faccio nulla in particolare, mi siedo e lascio che siano le idee a scegliere me. Mi organizzo mentalmente, scrivo il titolo e poi il libro viene da sé, lasciandomi trasportare dai fatti e dall’immensa immaginazione che mi ha dato Dio.

Ricevuti rifiuti? Come hai reagito?
       Poche volte, ma è capitato. Grazie al cielo i miei lavori sono piaciuti sempre alle case editrici, ma una volta mi hanno detto di no e non ci sono rimasta male anzi, ho tratto beneficio da quel rifiuto. Non dimentichiamo che i grandi scrittori si son visti sbattere la porta in faccia molte volte!

Musa ispiratrice?
   La mia musa ispiratrice è sempre il grande Stephen King e alcuni poeti dell’ottocento come Baudelaire, Poe, Dickinson, Verlaine ma anche Alda Merini. Soprattutto poeti.

Tu e il sociale? Cosa ne pensi?
   Penso che la società ormai sia distratta, non vede la qualità dell’autore, si perde in cose futili. Vediamo libri strani che ottengono milioni di visualizzazioni e romanzi che non vengono calcolati solo perché magari l’autore è ancora   sconosciuto. Però penso anche che il sociale sia importante, se dovessi ricavare molti soldi dai miei libri darei molto in beneficienza! Sono molto solidale e credo che al società debba essere aiutata, è malata!



 Perché leggere i tuoi libri?
    Perché racconto la realtà e quando non lo faccio cerco sempre di rendere i personaggi il più reali possibili. Penso che un libro debba farti vivere emozioni uniche, e nelle mie storie incontrerete personaggi con un passato non sempre facile. Se volete vivere emozioni forti leggetemi!

Descriviti in tre parole
     Romantica, sensibile, altruista

Consigliaci un collega
      Una collega che mi sta a cuore, scrittrice emergente anche lei è Tatyana Moreno (l’autrice di Lost in You) davvero brava e simpaticissima. Ed è anche una mia conterranea.


    Eventi futuri
       Ho in programma il seguito di Gli angeli di Daniel e di Stringimi forte. Parteciperò inoltre alla serata di premiazione per Historica edizoni a Cagliari (avendo vinto il concorso indetto da loro a gennaio)

   Contatti

   Profilo instagram: Annabel Lovecraft.

   Profilo face book: Roberta Canu.

   Profilo watt pad: roberta canu0

   Profilo EFP: dakota blood

   Mail:  robertamiss@hotmail.it


Le redazioni di Musa Distorta e In giro con l’arte ti ringraziano e ti augurano in bocca al lupo per i lavori futuri, siamo certi che saranno sempre un grande successo.



sabato 17 febbraio 2018

Scoprendo le note di... Alessandro Cives


Amici del web, oggi vi proponiamo un cantautore romano e di nicchia. Legato fortemente alle sue radici e alla sua musa ispiratrice: Roma.
Stiamo parlando di Alessandro Cives, che noi adoriamo.


Quando hai iniziato a suonare e perché?

Ho iniziato a suonare la chitarra nel 1995 in un periodo della mia vita in cui la “musica da suonare” e non più soltanto quella da ascoltare diventava la mia più grande scoperta che avrebbe poi cambiato radicalmente la mia esistenza. Probabilmente, il principale motivo di questa mia scelta consisteva nel bisogno di continuare ad esprimere la mia creatività seguendo non più soltanto la dimensione figurativa bensì anche quella del suono.


La musica è una fuga dalla realtà?

Per me no. Per me, come è avvenuto anche nel disegno, nella pittura, nella grafica e nella scrittura, è semplicemente una dimensione artistica nella quale riprodurre e descrivere con i propri occhi, ben accordati con quello che mi circonda, la realtà catturata dal mio punto di vista. Poi, senza dubbio, c’è anche la sfera più legata alla fuga dal proprio reale personaggio per vestire i panni di qualcun altro o più semplicemente per descrivere ambientazioni distanti dalla realtà o dalla mia esperienza personale, un po’ come farebbe spesso un romanziere, ma si tratta, nel mio caso, di una minima parte. Comunque, in entrambi i casi, è sempre necessario un lungo lavoro di ricerca.


La musica, può salvare?

La musica non ce la fa più a salvare nessuno e credo sia giusto così perché più di tutto e tutti, è la musica stessa che ha bisogno di essere salvata, spesso da noi stessi o dall’ignoranza di chi non si preoccupa di fare arte bensì di fare l’artista.


Parlaci del tuo primo lavoro in due righe

Fu con i Linea B, la band con la quale ho suonato la chitarra e cantato per circa dieci anni, dal 1999 al 2009. Nel 2003 registrammo un buon disco di dodici brani di cui undici e mezzo scritti da me. Si chiamava Timidi Orizzonti e ancora oggi, seppur raramente, mi capita di infilare qualcuno di quei brani  nei miei live.


Parlaci del tuo ultimo lavoro in due righe

A livello cantautorale, Rose celesti (2008/2010), a livello strumentale/ sperimentale, Passi di maggio (2009) ma, il mio vero ultimo lavoro non è un album bensì un’invenzione pensata per chi fa musica. Proprio lo scorso anno infatti, grazie anche ad una breve esperienza di studio in ambito di disegno progettuale, ho ideato, disegnato e realizzato uno strumento che ho chiamato “regolo tonale”, utile alla trasposizione delle note sulla scala tonale e ad individuare quindi più facilmente e più velocemente le giuste note nella composizione o nella esecuzione di un brano musicale di cui, per necessità, si è dovuta cambiare la tonalità. L’ho anche presentato alla V Edizione del Maker Faire di Roma. Se per caso finora non fossi ancora riuscito a lasciare nulla di importante a livello cantautorale, magari forse, in questo modo, riuscirò almeno a lasciare qualcosa di utile ai miei colleghi che possa facilitare e semplificare il loro lavoro. Comunque, mi riprometto sempre di riuscire anche a portare a termine il mio nuovo album che è lì sul tavolo di lavoro da più di cinque anni.




Cosa è cambiato tra il primo e l’ultimo?

Non posso dirlo ancora perché il primo e l’ultimo lavoro sono due oggetti completamente differenti l’uno dall’altro. Potrò dirlo quando finirò il mio nuovo album. Non so quando.


Il tuo musicista preferito, perché?

John Winston Lennon. Perché, dopo che ascolti tanta musica bella, sofisticata e interessante per mesi e mesi, poi, alla fine, quando torni ad ascoltare lui, finalmente ti quadra tutto. Cominci allora a domandarti perché tu abbia perso tanto tempo ad ascoltare altro. Trovo sia l’unico esempio di perfetta genialità nella storia mondiale della musica moderna.


Come è cambiato il tuo lavoro con l’impatto del digitale

Non è cambiato nulla perché resto analogico. Voglio solo la mia chitarra, il mio suono, le mie idee, le mie intuizioni, le mie parole e basta. Poi la gente può ascoltarmi per mezzo di un mp3 o per mezzo di una radio o di un nastro analogico. Mi cambia davvero poco.


Tu e i social network?

Utilissimi più di tanti cialtroni nel mondo del management, dell’informazione, della discografia o delle istituzioni. Devo ai social network se ad un certo punto ha iniziato a conoscermi molta più gente.


Cosa fai prima di suonare?

Se posso mangio e bevo, poi mi isolo per qualche minuto, lontano da chi mi aspetta sul palco, mi concentro, accordo la chitarra e con molta calma vado verso il palco, senza fare corse.


Ricevuti rifiuti? Come hai reagito?

Ho continuato a suonare e basta. Non è mai un problema mio e mai lo sarà.


Musa ispiratrice?

La città di Roma.


Tu e il sociale? Cosa ne pensi?

Parlare del sociale è sempre molto complicato perché porta inevitabilmente a schieramenti e a occasioni mancate per comprendersi vicendevolmente. Chi vuole avere ragione vuole anche che gli altri abbiano torto e, spesso, tutto si trasforma in una questione di orgoglio personale. Secondo me siamo incastrati in una triste e misera guerra tra poveri. Il degrado sociale è una realtà spesso maggiormente rigogliosa proprio laddove l’economia più selvaggia trionfa. Basti osservare una periferia romana, tanto benessere e altrettanta abbondanza di cose futili a discapito poi del progresso sociale, culturale e soprattutto spirituale.


Perché ascoltare la tua musica?

Perché è musica Bio e fa bene alla mente e all’anima. A parte gli scherzi, non saprei. Lascio che lo scoprano gli altri il perché.


Descriviti in tre parole

Cantautore, illustratore e creativo.


Consigliaci un collega

Emiliano Guiducci.


Eventi futuri

Suonerò sabato 24 febbraio alle ore 19.00, dopo quasi due anni di assenza dal palco, in occasione della V Edizione della Rassegna di Roma Cantautori ospitata anche quest’anno dal Polmone Pulsante alla Salita del Grillo, 21 Roma. Vi Aspetto tutti numerosi!


Contatti

Mi trovate su Facebook su YouTube o visitando il mio sito internet www.alessandrocives.it

Le redazioni di Musa Distorta e In giro con l’arte ti ringraziano e ti augurano in bocca al lupo per i lavori futuri, siamo certi che saranno sempre un grande successo.